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A chi conviene odiare la trap

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Tutti vogliono la testa di Sfera Ebbasta. Tutti vogliono le teste dei trapper. Tutti ritengono che i testi della trap incitino all’uso smodato di droghe e alcool, diffondendo messaggi sessisti deplorevoli. La trap fa schifo, e non per termini stilistici, ma contenutistici. Perché, a detta di molti, ogni trapper parla così, è spinto dal desiderio di inculcarci che le donne siano prostitute e le droghe siano alla moda.  

 

SFERA EBBASTA È SOLO UN CAPRO ESPIATORIO 

La disamina culturale nacque a seguito della tragedia di Corinaldo, quando l’opinione pubblica si scontrò con la cultura trap, capeggiata quell’infausto giorno da Sfera Ebbasta. Una notte che ha segnato il pendolo della bilancia su cosa valga la pena disquisire. Ci si è soffermati poco sulla sicurezza nei locali o su un sistema di marketing che - da sempre - genera informazioni altisonanti in merito a un concerto o una comparsata.  

Si è preferito, invece, inquadrare i contenuti del personaggio coinvolto indirettamente nella vicenda. Contenuti fin da subito condannati, in quanto gli argomenti non sono definiti propriamente aulici per un pubblico di ragazzini. Tra droghesesso cash, Sfera Ebbasta è diventato il capro espiatorio per condannare l’intera cultura trap.  

Tuttavia viene da sorridere di fronte a chi inquadra il trapper come unico colpevole culturale nella diffusione di sentimenti contrastanti riguardo determinati temi. Come se, da sempre, la trap sia l’unico filone artistico a parlare di questi temi in un certo modo, raggruppando le uniche canzoni al mondo con tale tipologia testuale. Un’assurdità visto che, prima di Sfera Ebbasta, i giovani di ogni generazione hanno ascoltato canzoni tutt’altro che "casa e chiesa". 

 

SOLO LA TRAP PARLA DI DROGA E SESSO? 

Una risposta secca potrebbe essere “Sesso, droga e rock’n’roll”. Già, il rock ha parlato di droga e sesso, non sempre in toni oggettivamente scanzonati. Per esempio, dagli anni Sessanta (con la diffusione nell'opinione pubblica del consumo di droghe) ad oggi, sono stati pubblicati una moltitudine di pezzi riguardanti proprio la droga. Sovviene Sister Morphine dei Rolling Stone o ai The Velvet Underground con Heroine. Pensiamo anche ai Beatles e ai diversi personaggi entrati sfortunatamente nel Club 27 - dove tra l’altro c’è una certa Amy Winehouse che, in Rehab, ha dipinto un quadro esaustivo contro la riabilitazione. 

Non limitiamoci però a un mero elenco, osserviamo il contesto. Le canzoni che declamano droghe e disparità sessuale sono sempre esistite, molti anni prima di Sfera Ebbasta e della trap, parlando ai giovanissimi. Se guardassimo anche al tema del sesso, dovremmo citare la scena rap, nella quale diversi artisti blasonati e meno hanno dipinto le donne come semplici divertimenti sessuali. Per non parlare del reggaeton. Tuttavia deve essere chiaro che non tutte le canzoni rock, rap e reggaeton parlano di certi argomenti in determinati modi. E il punto è proprio questo: non generalizzare il tema legandolo forzatamente a un genere musicale. 

Anche perché nella storia della musica esistono canzoni opinabili che non hanno fatto mai discutere. Probabilmente perché, in certi frangenti, i social network non esistevano e le voci di pancia non erano così determinanti. Eppure, certi linguaggi ci sono da sempre. Nella scena rap, ad esempio, alcune artiste condannano l’uso della parola ‘bitch’, usata da donne e uomini per raffigurare e insultare il genere femminile.  

 

PERCHÈ PRENDERSELA CON LA TRAP? 

La trap è un capro espiatorio che nasconde la classica cultura conservatrice tutta all’italiana. Si parla tanto della paura che i giovanissimi ascoltino certe canzoni, quando testi simili temporalmente sono un po’ ovunque. Solo che, negli ultimi mesi, non si parla più della cifra stilistica-artistica (dove nasce il de gustibus), ma si generalizza sulle condivisioni dei temi proposti da un unico genere musicale. E quindi si arriva a dire che la trap fa schifo non perché ha testi semplici o sonorità poco invoglianti, ma perché “Se tuo figlio spaccia è colpa di Sfera Ebbasta”. 

Ovviamente non si vuole dire che il nuovo che avanza sia sempre positivo o esprima messaggi insindacabilmente condivisibili. Ma bisogna ammettere che, nella società attuale, sembra rinata l’esigenza di una comunità fatta a compartimenti stagni, con la droga e il sesso che tornano a essere dei tabù innominabili. Non si tratta più di criticare le opere di un artista, ma siamo di fronte a un pretesto per demonizzare le nuove generazioni con emozioni tradizionaliste e classiste. Anche se, magari, allo Sciopero Globale sul Clima hanno partecipato anche i fan della trap. Per dire. 

Uno spirito conservatore che non sussiste nell’attualità, poiché tende a riportarci a un passato senza ragione d’essere. Se vogliamo condannare i messaggi riguardanti la droga e il sessismo, allora vanno censurati tantissimi artisti facente parte del nostro background da generazioni e che hanno fatto la storia della musica, anche in Italia. Ecco, ad esempio, nella nostra di storia, verrebbe da chiedersi se un brano come Ogni donna di Fabri Fibra, oggi, sarebbe avulso dalle critiche formato hashtag.  

Cosa vogliamo dire? Bisogna criticare un testo nel caso in cui diffonda messaggi deplorevoli. Ma la battaglia socio-musicale non deve mutare in un marchio da apporre a un particolare genere musicale. Oh, Ghali è un trapper, e non mi sembra che nessuno abbia rotto le palle più di tanto per i suoi continui riferimenti al fumo. La soluzione? Paradossalmente, l’ha trovata lo stesso Sfera Ebbasta: i genitori potranno accompagnare gratuitamente i propri figli ai suoi prossimi concerti. Insomma, ai posteri l’ardua sentenza. 

 

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