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Alcune canzoni da ascoltare per contrastare l’omofobia

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Scozia, 29 giugno 2018. Alle 22:37 Blair Wilson pubblica una sua foto su Facebook.

Il ragazzo si immortala in un selfie, con un ampio sorriso macchiato di sangue che sgorga da sopra il naso. Nel copy un breve testo, dove lo scozzese racconta di esser stato pestato brutalmente da un uomo. Il motivo? Blair è omosessuale. In data 21 luglio, il post in questione conta ottomila reaction.

Accettare la diversità (ma l’amore è concepibile in toni ‘diversi’?) è una tematica sociale che rimbalza da un paese europeo all’altro. Anche in Italia, infatti, si registrano casi di violenze nei confronti di persone che amano altre persone dello stesso sesso. Fondamentalmente, il loro crimine è amare. Beati loro che ci riescono in questi tempi cupi, direbbero quelli sani di mente. E invece a parlare sono sempre stolti individui che, mentre fanno riposare i pugni ricolmi di una inesistente e scellerata giustizia terrena-divina, dedicano tempo della propria vita ad ascoltare musica.

E allora combattiamo l’omofobia a colpi di musica. Cominciamo da anni non proprio recenti, come il 1978, quando Fabrizio De André esce con “Andrea”, singolo che parla di un uomo che perde il proprio compagno in guerra e, a causa del dolore, si suicida. Piccolo balzo in avanti e arriviamo al 1980, quando Gianna Nannini pubblica “Lei”, brano nel quale la cantante affronta il tema della bisessualità: una donna che ricorda una notte trascorsa con un’altra donna, un ricordo che si dissolve nel momento in cui la protagonista rammenta che, accanto a sé, ha un uomo.

Superiamo la soglia del nuovo millennio, atterriamo nel 2002, anno in cui Roberto Vecchioni presenta “La bellezza”, canzone ispirata a “La Morte a Venezia”, un racconto di Thomas Mann nel quale uno scrittore, in viaggio a Venezia in cerca di ispirazione, si innamora di un ragazzo. Quattro anni dopo, Ivano Fossati incide “Denny”, un dolce racconto su un amore nascosto tra due uomini adulti (“C’è il mio capo al cancello, Che aspetta, Un’altra sigaretta, Poi vado, E lui di certo non sa, E di certo non capisce, Lui non lo vede l’amore, E nemmeno lo intuisce”).

Nel 2007 anche Daniele Silvestri dice la sua. “Gino e l’Alfetta” è un brano spensierato che tratta la confusione sessuale di uomo, che alla fine preferirà la compagnia di Gino a quella di Maria (la fidanzata). Di grande impatto è il racconto degli atteggiamenti degli amici, che continuano a chiedere al protagonista se sia diverso da loro in quanto omosessuale. Silvestri affida la replica a strofe secche e decise: “Ma lo sai quanti geni ed eroi sono gay non lo sai?, O non vuoi ricordare preferisci pensare che un gay sia una sorta di errore, Una cosa immorale o nel caso migliore, Un giullare, un fenomeno da baraccone e lo tollererai solo in quanto eccezione, E lo tollererai solo in televisione, Lo chiamano gay, E tu pensi ricchione”. Il pezzo è piaciuto così tanto che fu adottato come brano ufficiale del Gay Pride di Roma di quell’anno.

Anche Renzo Rubino si pronunciò in favore dell’omosessualità. Precisamente nel 2013, a Sanremo, con il brano “Il postino (amami uomo)”, che parla di Cinzia - ispirato a uno dei personaggi del fumetto Rat Man - un uomo che lascia il suo lavoro di postino per diventare una prostituta transessuale per amore del suo eroe. Il brano si aggiudicò il Premio della critica Mia Martini.

Superiamo la prima decade, perché, nel 2014, Le Luci della Centrale Elettrica pubblicano “Le ragazze stanno bene”, la storia di un amore tra due ragazze contro l’odio del mondo che vuole distruggerlo. E, ancora, nel 2016 esce “La fine dei vent’anni”, disco di Motta certificato Targa Tenco per la miglior Opera Prima, dal quale uscì “Sei bella davvero”, un singolo dedicato a una donna trans. Nello stesso anno, venne fuori anche “L’amore merita”, di Simonetta Spiri, Verdiana, Greta e Roberta Pompa: un quartetto tutto al femminile che affronta il difficile rapporto creatosi tra una madre e una ragazza nel momento in cui quest’ultima fa coming out.

Infine - ma non perché le canzoni siano finite qui - arriviamo a Giorgio Danke che, sempre nel 2016, rilascia “La volpe e la gallina”, la vicenda di una gallina che, improvvisamente, si innamora di una volpe, scatenando il putiferio nel pollaio. Tutto questo clamore, però, non basterà a dividere i due animali, che continueranno a vivere la loro storia d’amore.

Ogni giorno dalle bocche degli omofobi escono tante sciocchezze, generate da un odio ingiustificato per qualcosa che non riguarda la loro sfera privata. Il concetto è molto semplice: se due persone dello stesso sesso si amano, cosa te ne importa? Lo ripetiamo, beati loro, visto che ormai i nostri tempi sono dominati dall’odio virtuale sconnesso da ogni logica razionale. L’amore non ha giustificazione politica o religiosa, ma è naturale, terreno, fatto di carne e ossa, ha diverse forme, e proprio per questo va rispettato. Sempre. Dare fiato alle fauci solo per farci passare dentro le mosche non serve. Anche perché verba volant, amor manent.

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