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L'enciclopedia del management

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Afterhours, Bluvertigo, Subsonica, Massimo Volume, solo per citare alcune band che devono molto del loro successo alla Mescal di Valerio Soave.

Più che un manager Soave è una enciclopedia vivente della scena italiana dagli anni '90 a oggi, uomo capace di unire uno spiccato talento nell'individuare le potenzialità degli artisti alla capacità di svilupparle e gestirle per rendere un progetto musicale un successo.

"Tutto partì dall'amicizia con Luciano Ligabue, all'epoca ero un legale, non mi occupavo di musica, all'inizio della sua carriera Luciano aveva bisogno di assistenza legale e mi sono specializzato in diritto d'autore, contratti discografici ecc. per assisterlo. A poco a poco è nata questa collaborazione che poi ha portato alla nascita, in società con lui, della Mescal, nel '93.
All'inizio Mescal non era un'etichetta, era una società che si occupava prevalentemente di produzione esecutiva dei progetti che ritenevamo interessanti, ma non investiva denaro sull'artista, i soldi li mettevano le case discografiche, in più lavoravo su Ligabue come manager. Poi dopo "Buon Compleanno Elvis" Luciano decise di staccarsi dalla Mescal, per un periodo continuai a seguirlo ma l'impegno che richiedeva non mi permetteva di dedicarmi come volevo a quegli otto/nove artisti che avevamo preso e nel '96 lo lasciai.

Nel '97 Mescal divenne effettivamente un'etichetta, dato che per alcuni artisti su cui puntavo molto non ero riuscito a chiudere contratti discografici decisi di produrli in toto, ma era sempre una struttura che si occupava principalmente di creare progetti musicali, gestendo tutto dalla A alla Z. Così ho fatto i Subsonica, Cristina Donà, i Bluvertigo, gli Afterhours, i Massimo Volume, trasformando il puro management in etichetta a 360°, passando da 3 persone di staff a 17. Nel periodo più florido, che coincide con gli anni del "Tora! Tora!" (festival itinerante con la direzione artistica di Manuel Agnelli), arrivammo a 30 persone di staff e sono passato da manager a coordinatore di una struttura che copriva veramente ogni aspetto legato all'artista (booking, promozione, marketing, produzione, video, ufficio stampa ecc.) e tutti prendevano parte a tutte le fasi del lavoro, interagendo: un periodo molto bello e stimolante."

Per alcuni anni poi Valerio Soave, per motivi personali, si distacca un po' dal lavoro con la Mescal. Torna ad occuparsi di management nel 2011 e in una situazione discografica inevitabilmente cambiata.
"Chiaramente l'avvento della musica digitale gratuita ha cambiato le carte in tavola, da Napster in poi, un fenomeno che fu ampiamente sottovalutato dalle multinazionali, ed è mancata proprio la preparazione anche professionale per affrontare la situazione, è l'impreparazione che ha generato questa profonda crisi.

Poi l'imperversare dei talent, dove la tv crea prima la notorietà in modo che la discografia possa investire su un personaggio già noto, è semplicemente un sistema per saltare passaggi e per facilitare le cose, ma alla fine la gente non la inganni, puoi ingannare la ragazzina che sul momento segue l'artista, ma anche lei dopo due anni lo dimentica perché ce n'è uno nuovo. Non stiamo parlando più di musica però."

Ma le regole di un buon manager valgono ieri come oggi.
"Nel momento in cui ti approcci a questo lavoro non puoi improvvisarti, il manager non è il segretario dell'artista, devi avere la capacità di studiare le caratteristiche del progetto, l'attitudine che ha l'artista di arrivare alla gente, il carisma che può avere sul palco e fuori dal palco e soprattutto se ha qualcosa da comunicare e studiare strategie di crescita per il progetto.
Ma un manager dovrebbe avere anche, quantomeno, una conoscenza approfondita della contrattualistica ed è vero che ci son gli avvocati per quello, ma gli avvocati non hanno senso pratico, il manager deve andare a fondo nel dettaglio e riuscire a legare la parte legale alla parte pratica del contratto.

Poi bisogna conoscere il mercato, per capire il valore vero di un artista, a livello discografico, live ecc.
Quindi intendiamoci bene su cosa significa "manager", perché se tu fai solo assistenza e non dai un vero valore aggiunto per quale motivo un artista dovrebbe firmare un contratto con te?"

Un rapporto che si basa soprattutto sulla fiducia reciproca con l'artista.
"Ricordiamoci sempre che stiamo parlando della vita degli artisti, tu magari hai dieci artisti, ma l'artista ha solo te e si fida di te, non importa se è piccolo o grande, nel momento in cui l'hai preso devi fare in modo che abbia il massimo dell'attenzione da parte tua. Questo è un concetto basilare. Non vendi saponette, stai lavorando con la vita e la carriera di una persona e le persone non sono un "prodotto".

Il discografico vende un prodotto, il disco, il manager gestisce una persona: è molto diverso.
Poi nel rapporto con l'artista la cosa più complicata è far capire l'importanza del tuo lavoro, che spesso è un lavoro oscuro, di studio delle strategie, se non fai capire all'artista il valore aggiunto che dai rischi di patire degli abbandoni che per te rappresentano una irriconoscenza, devi essere preparato.
Per questo tra l'artista che si disinteressa degli aspetti che curi tu e quello che invece è partecipe e magari propone anche delle sue soluzioni, io preferisco il secondo, perché ti offre l'opportunità di dare peso e valore al tuo lavoro."

Quello che colpisce della visione di Soave è la semplicità dei concetti che esprime, una semplicità che va con estrema concretezza all'osso della questione, senza sovrastrutture mentali, senza voli pindarici.
Penso che chiunque abbia il desiderio di fare il manager dovrebbe farsi una sana chiacchierata con Valerio Soave.

 

Il segreto di Valerio Soave?
"Ragionare sempre su ogni risvolto possibile di un'azione, diretto o collaterale che sia. Ogni azione ha delle conseguenze e ogni conseguenza deve essere sempre valutata nel dettaglio."

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