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Stefano Senardi, la discografia dei sentimenti

I Segreti dei Professionisti della Musica - 01 | STEFANO SENARDI - Tutorial & Guide - iBLOG

La discografia dei sentimenti

Iniziamo questo percorso nel mondo delle professioni musicali con Stefano Senardi, una straordinaria carriera discografica tra Cgd Sugar negli anni '80, poi in Cgd East West, fino a diventare il presidente della Polygram Italia. Sul finire degli anni '90 ha creato la NUN Entertainment, con Domenico Procacci ha diretto Radio Fandango oltre ad essere stato consulente discografico per la Sugar di Caterina Caselli.

È stato responsabile musicale del progetto "Puglia Sound", docente di comunicazione e marketing di musica presso l'Università Cattolica di Milano, e consulente e autore di programmi televisioni come Che tempo che fa, X Factor, Unici, e più in generale per Rai Due e Sky Arte.
È stato membro della Commissione Artistica Rai per il Festival di Sanremo 2015 e attualmente è direttore artistico di Area Sanremo.

Il quadro che ci dipinge Senardi è quello di una discografia lontana da quella che ha conosciuto ai suoi inizi, un mondo notevolmente mutato negli anni attraverso grandi rivoluzioni, tecnologiche e concettuali.
"Quando ho iniziato io questo lavoro si poteva fare anche rispondendo a un annuncio sul giornale" - ci dice - "Avevo una grande passione per la musica, ma non avevo assolutamente i requisiti richiesti dall'annuncio. Cercavano residenti a Bologna, lingua inglese, auto propria, milite esente, io non avevo nessuna delle quattro caratteristiche ma evidentemente li ho convinti con la passione, hanno capito che per me era qualcosa di imprescindibile."

Oggi Stefano Senardi è un rispettato e affermato professionista della musica italiana, acuto talent scout, richiestissimo consulente, ma ogni grande percorso inizia da un blocco di partenza umile, dove il carattere e la volontà di mettersi in gioco sono elementi fondamentali.
"I primi cinque mesi ho dovuto comprare una macchina, ho fatto 75mila chilometri da una radio privata all'altra, portando dischi, creando una mappa delle radio. Un lavoro immane, e per me che avevo una propensione rock non era proprio il massimo portare in giro dischi di musica leggera, però l'ho fatto."

Scoprire artisti e dargli la possibilità di emergere e fare del proprio sogno una professione, questo, di fatto, fa un discografico. O meglio questo è quello che dovrebbe fare.
"L'aspetto peggiore di questo lavoro sono gli altri… c'è moltissima gente con poca passione e poco senso di professionalità e di coscienza. Bisogna sempre rendersi conto che abbiamo a che fare con la sensibilità e la passione delle persone, sia degli artisti (che si giocano tutto, la loro vita professionale e privata), sia del pubblico. Spesso si pensa che bisogna a tutti i costi vendere, anche nascondendo qualcosa. Io penso invece che il consumatore migliore sia quello informato e cosciente."

Un mercato in continuo mutamento, nel quale si sono persi i punti di riferimento così come le certezze, semmai ce ne fossero mai state.
"È un ambiente che è arrivato ad un punto di esasperazione, ci sono più analizzatori di dati informatici che persone di sensibilità artistica. Si lavora purtroppo più sugli algoritmi che sulle vibrazioni, sulle emozioni. Ricordiamoci sempre che parliamo di musica.

Il sistema cambierà in continuazione ma la cosa importante sono le persone, la preparazione, la passione, l'umiltà di non pensare mai di essere arrivati, questo lavoro è una continua ricerca, una passione che va alimentata con lo studio. Questo vale per tutti, artisti e discografici.
Il lavoro è precario, il modello di business è cambiato anche se la discografia fa finta di niente, non rischia più nessuno, lo scouting non si fa più perché si affida a programmi televisivi oppure a delle etichette indipendenti che si fanno il mazzo per poi vedersi portare via l'artista. Non volendo rischiare, le major vanno a pescare nell'indipendente, tra ciò che è già consolidato, che fa già numeri.

Ma il mercato non si sa più che cos'è, è quello del vinile che è tornato? Quello di Spotify? Quello delle radio? Se guardi le classifiche, quelle delle radio non corrispondono a quelle della rete, quelle dei dischi non corrispondo alle altre due, sono mercati completamente distinti."

E i grandi aggregatori, i social e le piattaforme più utilizzate dagli utenti come si rapportano a questo?
"Il problema è che i distributori e gli aggregatori (Google, Facebook, YouTube) stanno facendo i soldi alla faccia dei produttori e degli artisti, senza corrispondere loro una parte significativa e giusta. I ragazzi questa cosa non la capiscono, è un sistema che facilita la diffusione e accresce le potenzialità dell'artista, ma sottraendo le risorse che servirebbero a sostenere il suo lavoro."

Un mercato discografico che sta perdendo personalità, si massifica e si concentra sul sistema "usa e getta", il più delle volte. Un mercato che forse avrebbe bisogno di più umanità, più sensibilità artistica e meno calcoli.

 

Il segreto di Stefano Senardi?
"Più sensibilità, meno calcoli e anche un buon senso dello humour."

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