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LE STORIE

Grande figlio di puttana: gli Stadio ed il film che li ha lanciati

Da backing band di Lucio Dalla al successo nazionale, passando per... Carlo Verdone. La storia degli Stadio e della canzone che li ha lanciati.

Se esistesse un sito che dispensa consigli ai musicisti per aiutarli al meglio nei loro progetti (esiste, iCompany), esordire con un singolo che si intitola “Grande figlio di puttana” probabilmente sarebbe al primo posto delle cose da non fare per sfondare nel mondo della musica. Specialmente se si parla di un brano di 36 anni fa e specialmente se quel pezzo deve finire in una colonna sonora. Ma le cose, si sa, molto spesso vanno al contrario, e così ci ritroviamo ad essere molto più perbenisti nel 2018 di quanto non lo fossimo nel 1982.

Ad ogni modo, “Grande figlio di puttana” è la canzone con cui gli Stadio si sono affacciati sulla scena musicale e la sua storia è una delle più interessanti in circolazione, anche perché dimostra che per inseguire i propri sogni c’è bisogno di una certa dose di pazienza e di resilienza.

Nel 1982 gli Stadio sono ancora un gruppo sconosciuto. La loro stella brilla timidamente, perlomeno fra gli addetti ai lavori, e non di luce propria: la band, infatti, è conosciuta soprattutto per essere il gruppo di accompagnamento di Lucio Dalla. La loro prima collaborazione con il Ragno risale all’album Anidride Solforosa del 1975, quando la creatura Stadio ancora non esisteva. Ma perché quel parco musicisti si costituisse in un gruppo vero e proprio, bisognerà aspettare il 1981 e leggenda vuole che a suggerire il nome al complesso fosse stato proprio Dalla, ispirato dall’omonima testata sportiva bolognese.

Come ha ricordato di recente Gaetano Curreri, per quanto Dalla fosse un loro grande fan e li sponsorizzasse attivamente presso la RCA, l’etichetta discografica era restia a offrire un contratto alla band, non convinta appieno del progetto. La situazione si sbloccò, improvvisamente, nell’estate del 1981. Gli Stadio accompagnavano il cantautore bolognese nel suo tour estivo e durante i live avevano uno spazio tutto loro per suonare le loro prime due composizioni, “Chi te l’ha detto?” e “Grande figlio di puttana”. In una serata di luglio a Roma, alla fine di un concerto a Castel Sant’Angelo, un entusiasta Carlo Verdone, che aveva assistito all’esibizione, si precipitò nel camerino di Lucio Dalla e lo informò del fatto che quei due pezzi suonati dalla sua band d’accompagnamento sarebbero diventati la colonna sonora del film “Borotalco”.

Era l’inizio della carriera degli Stadio. La storia ci insegna che alla fine di quell’anno sarebbe uscito il primo 45 giri a nome del gruppo, contenente entrambi i brani, e che la loro collaborazione con Carlo Verdone sarebbe stata delle più prolifiche, portando gli Stadio a collaborare con il regista anche per la colonna sonora del film del 1983 “Acqua e sapone”.

Il testo di “Grande fglio di puttana” lo scrisse lo stesso Dalla in riferimento a Ricky Portera, all’epoca chitarrista della band. Anche se, a sentire gli aneddoti, il titolo avrebbe potuto riferirsi benissimo allo stesso Dalla: famoso, ad esempio, è l’aneddoto secondo cui durante le registrazioni di “Sole domani” il cantautore si avvicinò allo stesso Portera, intento nella registrazione dell’assolo di chitarra, per dirgli all’orecchio che la madre stava morendo, in modo che il chitarrista desse maggior pathos all’esecuzione.

In “Grande figlio di puttana” suona la formazione storica degli Stadio, con Curreri alla voce, Fabio Liberatori alle tastiere, il già citato Portera alle chitarre, Marco Nanni al basso e Giovanni Pezzoli alla batteria. Ai cori non c’è il famigerato Domenico Sputo, lo pseudonimo con cui Dalla ha partecipato alle backing vocals di innumerevoli dischi, da Ron agli Stadio.

Ma questo 45 giri all’epoca era solo l’inizio di una grande storia. E di canzoni e dischi da fare insieme, per gli Stadio e Dalla ce ne erano ancora tanti.

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