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Facciamo ordine: diritti editoriali, diritti connessi, diritti di copia privata

Facciamo ordine: diritti editoriali, diritti connessi, diritti di copia privata - La Musica Attuale - iBLOG

Il più noto dei compensi che un artista matura nel corso della sua carriera è il diritto d’autore.

Un artista che intenda lavorare professionalmente allo sviluppo della sua carriera non può fare a meno di iscri­versi a una o più società di collecting che tutelino, gesti­scano e monetizzino la sua creatività.


LA RIPARTIZIONE DEI DIRITTI

I diritti editoriali di una canzone vengono suddivisi in ventiquattresimi e in genere vedono una ripartizione tra autori (coloro che hanno scritto il testo della canzone), compositori (autori della parte melodico/musicale) ed editori.
La suddivisione di quote più utilizzata prevede che 12/24 vengano suddivisi tra autori e compositori e che all’editore (o a più editori) vadano i restanti 12/24.

La durata del copyright (cioè il diritto di un autore, compositore o editore di riscuotere compensi per i diritti maturati su un brano) è tutelata in Italia fino a settant’an­ni dopo la morte dell’ultimo autore o compositore coin­volto nell’ideazione del brano.

 

LE SOCIETÀ DI COLLECTING

Sebbene l’apertura del mercato libero vo­luto dalla direttiva Barnier del 2014 abbia reso possibile l’affermarsi di realtà alternative come Soundreef (startup fondata da Davide D’Atri e Francesco Danieli) e LEA (Liberi Editori Autori), la regina indiscussa della gestione del diritto d’autore in Italia resta la SIAE che, probabilmente stimo­lata anche dalla nascita delle startup competitor, negli ultimi anni ha avviato un profondo rin­novamento sia delle infrastrutture (digitalizzando tutti i principali processi e facilitando l’accesso ai suoi iscritti) che della comunicazione.

Questa nuova veste, sommata alla sua solidità, alla sua capillarità sul territorio e alla sua storicità, dal mio punto di vista fanno ancora della SIAE la scelta preferibile per un artista che, con una visione in prospettiva, voglia tutelare e monetizzare i suoi diritti di autore o compositore sul lungo termine.

 

I DIRITTI SECONDARI

Gli artisti spesso non sanno che, oltre ai diritti d’autore (e da non confondere con questi), hanno diritto a riscuo­tere anche un’altra importante fetta di introiti derivanti dall’utilizzazione dei propri brani. Stiamo parlando dei diritti connessi e dei diritti di copia privata che, assie­me, vengono definiti diritti secondari per distinguerli dai diritti primari, che sono appunto i diritti d’autore.

 

I DIRITTI CONNESSI

Quando un’opera musicale viene registrata, su di essa in­sistono non solo i diritti più propriamente appartenenti agli autori (cioè a coloro che hanno creato e composto l’opera), ma anche quelli che spettano a chi ha lavorato e pagato per produrla e registrarla. La registrazione, infatti, è il risultato del lavoro di diversi soggetti: i musicisti che eseguono la composizione musicale e il produttore che organizza e paga i musicisti e la registrazione. Anche que­ste persone hanno lavorato e investito e quindi vantano dei diritti simili a quelli dell’autore. Ogni volta che un brano di musica registrata viene diffuso in locali pubbli­ci, radio, tv, sul web o in qualsiasi altro luogo in cui la musica è utilizzata per l’intrattenimento di più persone, quel brano matura dunque dei compensi che spettano a chi lo ha prodotto, interpretato e suonato.

 

Questi com­pensi vengono definiti appunto diritti connessi e sono tutelati da alcune società di gestione collettiva cui aderi­scono i produttori discografici e gli artisti. In Italia, la più rappresentativa è SCF (con oltre quattrocento produttori iscritti) che può essere paragonata a una sorta di SIAE dei diritti connessi. Per gestire la raccolta dei diritti connes­si presso attività commerciali, pubblici esercizi, alberghi, locali ed eventi, SCF ha conferito il mandato proprio alla SIAE.

 

I DIRITTI DI COPIA PRIVATA

Esiste un ulteriore diritto che viene pagato ai pro­duttori e agli artisti, quello della copia privata. Que­sto diritto viene corrisposto dalle aziende produttrici di smartphone, tablet, pendrive, cd, hd ecc. a fronte della possibilità che un privato cittadino possa effettuare copie di musica registrata su uno di tali supporti fisici.

 

COME RISCUOTERE I DIRITTI SECONDARI

Per non perdere questi proventi, che spesso non ven­gono incassati semplicemente perché gli artisti non sanno di averne diritto, i musicisti dovrebbero dunque iscriversi a una tra SIAE, Soundreef o LEA, ma anche a una delle società di collecting per la gestione dei diritti secondari.

Oltre a SCF, per la raccolta dei diritti connessi e dei diritti di copia privata in Italia sono attive anche realtà come AFI, Evolution e AudioCoop (tutte e tre collegate ad associazioni di settore) ma anche It’s Right e GetSound.

Per la raccolta dei diritti connessi dovuti specificata­mente agli artisti interpreti ed esecutori spicca l’attività messa in campo negli ultimi anni da Nuovo Imaie, a cui fa da competitor ItsRight per la parte musicale e Artisti 7607 per la parte cinematografica. Tutti questi enti hanno in essere accordi proprio con SCF, che incassa i diritti secondari a nome e per conto di tutti e ripartisce poi quanto dovuto a ognuno secondo le quote di rappre­sentanza.

 

LE LICENZE CREATIVE COMMONS

Nel discorso sui diritti editoriali e gli altri diritti spettanti ad autori, interpre­ti e produttori di un’opera musicale, meritano di essere citate le cosiddette licenze Creative Commons (cc), che permettono ai creatori di scegliere e comunicare quali diritti riservarsi e quali diritti rendere disponibili gratuitamente a possibili fruitori o destinatari.

Si tratta di licenze di diritto d’autore che si basano sul princi­pio secondo cui “alcuni diritti sono riservati” e che danno la pos­sibilità al titolare dei diritti d’autore di segnalare in maniera chiara che la riproduzione, la diffusione e la circolazione della sua opera è esplicitamente permessa.

Il pay off di Creative Commons è appunto “libera scelta in li­bera licenza”.

Attualmente il sito ufficiale di Creative Commons Italia è gestito dal Politecnico di Torino.



Questo articolo è estratto da La Musica Attuale – come costruire la tua carriera musicale nell’era del digitale, di Massimo Bonelli 

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