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Guida per Musicisti Contabili - 07 | ANCHE GLI ARTISTI PAGANO LE TASSE

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Una cosa che mi ha sempre affascinato degli artisti è che quando non vengono pagati rivendicano il loro diritto di lavoratori, quando però c'è da fare una fattura o pagare i contribuiti cadono dalle nuvole quando va bene, si incazzano quando va meno bene.

>> LA MUSICA È LAVORO!
Uno slogan che negli ultimi anni ha volato in lungo e in largo per tutto il nostro stivale, e che mi trova assolutamente d'accordo. Ma vediamo cosa significa concretamente (e fiscalmente) fare arte per professione.

L'Italia è un paese che, senza girarci troppo intorno, offre poche possibilità di campare dignitosamente con la musica anche alla luce di una pressione fiscale importante e a fronte di servizi praticamente inesistenti.Lo so io, lo sapete voi. Questo però non significa che siamo giustificati a fare il nostro lavoro in nero, non pagare l'iva e i contributi, a comportarci come banditi e poi a lamentarci costantemente che le cose nel nostro Paese non funzionano. Quello che invece possiamo e dobbiamo fare è imparare a gestire in maniera oculata e attenta le nostre finanze, nel rispetto delle norme vigenti nel nostro Paese che, se ben interpretate, possono essere meno ostili di quanto appaiono.
Ma andiamo con ordine.

>> IL MUSICISTA COME LAVORATORE
Quando concordate una data in un locale, fiscalmente, siete lavoratori che prestano un servizio di intrattenimento ai clienti dell'attività commerciale che ospita l'evento, e il titolare della struttura, in valore assoluto, è il vostro datore di lavoro. Ora, sono certo che la stragrande maggioranza di voi non si è mai posto il problema e si è messo in tasca la parte concordata in contanti, senza l'ombra di un contratto, figuriamoci di una ricevuta o di una fattura. Beh, in quel caso non siete altro che lavoratori in nero. Il primo passo per crescere è ammetterlo a se stessi.

Come lavoratore dello spettacolo avete tre possibilità per essere in regola:
Prestazione occasionale con ritenuta d'acconto: la intestate al datore di lavoro (cioè il locale) ed è la soluzione più congeniale se i vostri introiti sono bassi, visto il limite imposto dalla legge di massimo 5.000 euro l'anno.
Fattura: che implica però l'apertura di una partita iva, che conviene solamente se i margini di fatturazione sono abbastanza alti da coprire i costi. NOTA: Se intendete fare davvero i musicisti per mestiere, l'apertura di una vostra PARTITA IVA è semplicemente LA SOLUZIONE!
Voucher: è lo strumento usato per il così detto lavoro accessorio. I voucher sono una sorta di buoni che vi vengono consegnati da chi vi assume per poi riscuotere il corrispettivo presso punti autorizzati (Inps, Poste Italiane, tabaccherie). Si utilizza raramente e solo per piccole cifre...ed a me piace anche poco come tipologia di impiego, ma meglio non approfondire il discorso qui.

Succede che alcuni artisti costituiscano associazione per far fronte agli adempimenti fiscali, questa è una soluzione che semplifica certamente la faccenda con un costo di gestione molto basso, ma è, come direbbe un grandissimo Gigi Proietti in Febbre da Cavallo, "'namandrakata" (ovvero una soluzione non proprio regolare per aggirare il problema). Le associazioni sono infatti figure giuridiche no profit, quindi per quanto riusciate a far passare la vostra musica per un apporto fondamentale e indispensabile alla crescita culturale del Paese, guadagnare soldi (quindi di fatto gestire un'attività a scopo di lucro) attraverso una associazione è quantomeno borderline.

La soluzione più semplice in questo senso è affidarsi a un cooperativa.
Come funziona? Iscrivendosi, con una quota fissa di adesione annua, si ha sostanzialmente la possibilità di fatturare le proprie prestazioni attraverso la cooperativa. È come avere una partita iva ma senza doverne sostenere i costi di gestione. Meno problemi per voi, meno problemi per il locale.
Tra le più importanti cooperative che svolgono questo servizio in Italia ci sono la Doc Servizi ed Esibirsi; quest'ultima, in particolare, ha redatto un prezioso manuale scaricabile qui e che è stato anche fonte di spunti per la realizzazione di questo capitolo.

>> I CONTRIBUITI INPS (Ex-Enpals)
Ogni lavoratore paga le tasse, ma paga anche i contributi.

Fino al 2011 era l'Enpals (ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo) a gestire i contributi dei musicisti, ora invece l'Enpals è confluito nell'Inps, ma la storia cambia poco.
Strumento fondamentale da conoscere è la "temutissima" agibilità. L'agibilità altro non è che un documento certificante il fatto che l'artista verserà i contributi corrispettivi a quanto ha guadagnato dalla sua esibizione. Insomma, prima di esibirvi, avvisate lo stato italiano che state per andare a fare un lavoro e che siete intenzionati a pagare i contributi previdenziali in base all'incasso che otterrete da quella prestazione. In pratica, con l'accensione dell'agibilità, vi mettete formalmente in regola.

Sì, ok, ma quanto pago?
L'agibilità di per sé non ha un costo, mentre i contributi da versare sono una percentuale su quanto guadagnato. L'aliquota base è del 33%, per il calcolo complessivo delle spese, contributi e tasse, ci viene di nuovo incontro Esibirsi con questo form di calcolo automatico.

Ma devo pagarli anch'io i contributi?
Di base TUTTI pagano i contributi, ma ci sono situazioni di esenzione. È esente chi fa musica dal vivo (ovvero i musicisti) se rientra in una di queste categorie:
• Chi versa già i contributi per un altro lavoro
• Chi è studente fino ai 25 anni, compresi
• Chi è pensionato sopra i 65 anni, non compresi
• Chi è minorenne

Tutto questo sempre e solo ammesso che non si superino i 5.000 euro di reddito derivante dall'attività musicale, altrimenti in ogni caso NON siete esenti.
Semmai ve lo steste chiedendo, non sono mai esenti i Dj, in quanto non è considerata musica dal vivo. Quindi sì dai, potete finalmente dire ai vostri amici Dj che non sono musicisti. Scherzo, fate i bravi.

Mi pare chiaro che essere esenti dal pagamento dei contributi non significa che possiamo esimerci dagli adempimenti fiscali che abbiamo appena citato, non c'era bisogno neanche di dirlo, no?
Liquidare un argomento così ampio senza risultare pesanti, con numeri, percentuali e calcoli non è semplice, prendete questi spunti per entrare nell'ordine delle idee che il lavoro dell'artista non può prescindere dal contesto fiscale. Vi ricordate, per esempio, quando vi dicevo che per determinare il vostro cachet dovete partire dalle spese? Ecco, anche queste sono spese da prevedere. E quando vi dicevo di fare della vostra arte una impresa? Nelle imprese saper gestire la fiscalità è determinante.

Per sviluppare un progetto musicale bisogna soprattutto avere coscienza del lavoro che andiamo a fare e dell'ambiente in cui ci muoviamo. Quindi è bene entrare subito nell'ottica che, se la musica è un lavoro, il musicista è un lavoratore.

È il mestiere più bello che esista, rispettiamolo e non prendiamolo mai sotto gamba.

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