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La Trap e il Club 27. Per essere leggende bisogna essere morti

La Trap e il Club 27. Per essere leggende bisogna essere morti - Le Storie - La Musica Attuale

Il Club 27 è sicuramente una delle coincidenze più misteriose della storia della musica: nel 1994, dopo la scomparsa di Kurt Cobain, molti appassionati di rock (e cospirazioni) ricollegarono la scomparsa del leader dei Nirvana a quelle di altre icone della musica: Jim Morrison, Janis Joplin, Jimi Hendrix e via dicendo. 

Nel 2011, dopo diversi anni di “silenzio” il Club 27 è tornato alla ribalta per un'altra tragica scomparsa, quella di Amy Winehouse altra grande artista a cui è toccata questa tragica sorte. 
 
Tutti gli sfortunati membri del Club 27 hanno fortemente influenzato la storia della musica; certo, stiamo parlando di eccellenze con una storia tragica in comune, ma questo destino beffardo può in qualche modo aver influenzato la loro leggenda?

 

IL FAMIGERATO CLUB 27, UNA TRAGICA CASUALITÀ O UNO SCHERZO DEL DESTINO

E cosa succederebbe se questa sorte toccasse a uno degli “odiatissimi” trapper, ad esempio? Immaginate se domani sulle prime pagine dei giornali ci fosse la morte di un cantante trap, uno di quelli che avete insultato sotto i post di Facebook o su Instagram. 
Sicuramente la notizia finirebbe su tutti i giornali e causerebbe un gran polverone, ma a questo punto dovremmo o no cambiare la nostra opinione sulla trap? 
 
L'italiano medio ha la memoria storica decisamente breve e, molto spesso, poco senso critico: pensiamo al vicinato di tutti gli assassini finiti sulle pagine di cronaca e il loro immancabile “era proprio una brava persona, salutava sempre”. Per il vecchio assioma per il quale non si può parlare male dei morti (per finta) sicuramente la situazione che si verrebbe a creare sarebbe quella di lutto e cordoglio generale per il “grande” artista che ci ha lasciato. Verrebbero ristampati tutti i suoi dischi e anche i più bacchettoni scuoterebbero la testa nel cercare una ragione per una morte tanto assurda. Ovviamente queste “lacrime di coccodrillo” andrebbero a rimbalzare anche addosso agli altri trapper iniziando una sorta di benedizione Urbi Et Orbi che gioverebbe sicuramente alla loro immagine. 
 
I concerti verrebbero presi d'assalto, i dischi andrebbero a ruba, le pagine Social esploderebbero di foto e “RIP”. Non mancherebbero i memoriali e la tv generalista andrebbe avanti per settimane con interviste e servizi.

 

UN TRAPPER NEL CLUB 27: COSPIRAZIONI E CORDOGLIO

È così per tutto in Italia e così sarà nei secoli dei secoli: le persone che fino a mezz'ora prima insultavano la trap come missione di vita, di punto in bianco diventerebbero i primi fan, quelli più tristi e quelli più devoti. Tutto questo semplicemente per una questione di immagine e di quel bisogno di fare pena che colpisce i più. Ricordate quella tizia che alla morte di David Bowie disse: “mi dispiace un sacco, ho letto tutti i suoi libri”? Ecco la situazione sarebbe altrettanto paradossale e ridicola perché, essenzialmente, le persone vogliono essere parte del dolore collettivo anche senza cognizione di causa. 
 
Quando poi i più lungimiranti assoceranno la dipartita dello sfortunato trapper al Club 27 partiranno immancabilmente tutte quelle supposizioni labirintiche su solo Dio sa cosa e su come la droga, la musica e gli eccessi rovinino anche i ragazzi più buoni e meritevoli. 
 
Così come venne “rintracciato” uno schema nella fatalità del Club 27, anche per la (finta) morte del trapper verrà disegnato un percorso che, probabilmente, andrà a cercare un segno nei brani e nei testi dell'artista, dando vita all'ennesimo circolo vizioso fatto di complotti e depressione da post su Instagram. 
 
Non c'è niente da fare, siamo fatti così noi italiani: troppo appassionati a ogni discussione, anche di quella della quale non sappiamo (o capiamo) una benemerita, e questo ci rende incurabili buonisti e crocerossine dell'ultima ora, con la lacrimuccia sempre pronta e la lingua completamente scollegata dal cervello.

 

DUE IPOTESI E LA PAURA DELLA TRAP IN HEAVY ROTATION

Nessuno qui intende augurare la morte a un cantante trap, ma sicuramente potrebbe essere un modo rapido per “riabilitare” un genere che, negli ultimi tempi, riceve un numero di critiche decisamente spropositato e non motivato da analisi serie.  Parallelamente nessuno vuole nemmeno beatificare la trap o comunque convincere le persone a non attaccare le pagine Social degli artisti. L'unico obiettivo di questa “ricerca” era immaginare cosa potrebbe succedere nell'eventualità di. 
 
Quindi, immaginando una situazione del genere avremo: nella migliore delle ipotesi una riabilitazione di questo genere e il bombardamento h24 su tutti i media. Poco male, ci toccherà sorbirci per qualche settimana tutti i brani delle peggiori playlist della storia e poi capitolo chiuso. Nella peggiore delle ipotesi, invece, assisteremo a una beatificazione del genere e allora in quel caso tutti i trapper verranno elevati a chissà quale livello di devozione (o di feticismo) al punto tale che chi li insultava sui Social sarà costretto a fare un mea culpa, invocando l'oblio e la clemenza della rete. 
 
Per fortuna è tutto un grande scherzo cosmico e con qualche accortezza anche il più sregolato degli artisti riuscirà a superare indenne i 27 risparmiandoci sofferenze inutili e schivando il temuto ingresso nel Club. Tutto è bene quel che finisce bene. 
 
 
 

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