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LE STORIE

Dardust, un italiano al Superbowl

Il Superbowl, la finale del campionato di Football Americano, è l'evento sportivo più seguito al mondo, con circa 100milioni di spettatori solo negli USA.

Quest'anno c'è stata anche un po' di Italia con Dario Faini (in arte Dardust) e la sua “Lost and Found", scelta da Hyundai per lo spot d'apertura.

Come si fa a piazzare la propria canzone in uno spot del Superbowl?
Tutto è partito lo scorso anno al South by Southwest. Eravamo andati a presentare “Slow is”, il mio progetto piano/quartetto d’archi realizzato insieme a Davide Rossi. Abbiamo suonato in due location fantastiche come il Flatstock Stage al Convention Center di Austin e la St. David’s Bethell Hall, la cattedrale dove normalmente suonano gli artisti neoclassici. Tra il pubblico c’era anche un A&R dell’Universal che è impazzito per il nostro live. Sai, accade spesso di ricevere i complimenti dopo un concerto, soprattutto in queste situazioni con molti addetti ai lavori, ma difficilmente ti aspetti che poi nasca davvero qualcosa di concreto, a maggior ragione ad un anno di distanza.

Per tutto l’anno sei stato tu mantenere i rapporti con lui?
No, se ne è occupato il mio editore. Le mie edizioni - sia come autore pop che con il progetto Dardust - sono gestite dall’Universal Music Publishing Ricordi.

Come funziona la scelta di brani per uno spot così importante?
Non ti so dire di preciso, credo che i vari brand contattino le major per fare una selezione di brani possibili. L’Universal America aveva proposto “Lost and Found" ma io l’ho saputo solo all’ultimo, mi hanno detto di essere nella shortlist dei brani in gara solo tre giorni prima dell’evento. Mi hanno chiamato il venerdì e il giorno successivo hanno confermato che mi avevano preso.

Nonostante sia solo uno spot da un minuto, immagino che sia emotivamente forte sapere che un tuo brano sia stato ascoltato da più di cento milioni di persone, no?
Ti dico la verità, non avendolo visto in diretta - lo spot è andato in onda solo in America, nella diretta italiana c’erano gli spot italiani - non sono rimasto così colpito. L’emozione vera arriva prima, quando realizzi di essere riuscito a raggiungere un goal simile. Mi interessa che il nome inizi a girare tra gli addetti ai lavori e tra le agenzie che gestiscono dei brand così grandi. In più voglio capire se lo spot, che ha superato abbondantemente i sedici milioni di visualizzazioni, poi porterà il brano su particolari playlist di Spotify o su altre piattaforme.

Ti è piaciuto l’abbinamento con il tema?
L’ho trovato molto giusto, praticamente perfetto. Credo che tutte le composizioni scritte per il progetto Dardust abbiano un lato emozionale forte, “Lost and found”, poi, ha una luminosità particolare che dialoga bene con la malinconia del brano. Lo spot ha generato pareri discordanti per come ha trattato il tema della lotta ai tumori, ma credo che la canzone si abbini bene al messaggio di speranza che spot voleva comunicare.

Tu hai mai scritto musica originale per una pubblicità?
No, mai, non lo voglio fare e non credo di volerlo fare nemmeno per il cinema. Se qualcuno vuole utilizzare la mia musica la deve scegliere così com’è. Non voglio trovarmi nella condizione “scrivo per”, lo faccio già come autore nel pop. Voglio che il progetto Dardust vada avanti con le mie regole, senza essere obbligato ad adattarmi a quelle degli altri. È il mio obiettivo principale: sono io che guido, chi è interessato alla  mia musica, che sia un film o un pubblicità, deve seguirmi.

Si viene pagati bene per uno spot al Superbowl?
Direi di sì [ride]. Quando ci hanno dato la notizia il mio editore mi ha detto: “hai finito, a più di questo non potrai aspirare nella vita”. Un trattamento del genere non lo riservano agli artisti italiani più importanti, io ce l’ho fatta da emergente. Sia a livello di compenso che di visibilità ho raggiunto il massimo. Ormai, per quanto riguarda le sincronizzazioni, posso mettermi l’anima in pace, di più non potrò fare. Sono molto contento

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