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Sanremo, l’hype russo e l’Italia nell’Est Europa

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Galeotta fu la Russia. Alcuni capisaldi della musica italiana degli anni Settanta/Ottanta sono divenuti un vero mantra nell’Est Europa.

Per capire com’è nato questo fenomeno, dobbiamo guardare al 1983, quando Jurij Vladimirovič Andropov, l’allora Segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, decise di trasmettere il Festival di Sanremo in terra russa. L’evento non fu riproposto in diretta tv, ma alcune settimane dopo, causando comunque un effetto travolgente. Da quell’edizione emersero i primi italiani che avrebbero avuto successo all’Est: Toto Cutugno con “Italiano”, i Matia Bazar con “Vacanze Romane”, Vasco Rossi con “Una vita spericolata”, Pupo con “Cieli azzurri”.

L’esperimento fu replicato l’anno seguente, sempre in differita, stavolta con cinque mesi di ritardo e condensando la kermesse in un’ora (così da eliminare “Nina” di Mario Castelnuovo). Da qui uscirono fuori i nomi di Al Bano e Romina Power con “Ci sarà” e di Eros Ramazzotti con “Una terra promessa”. Invece, nel 1985, con Gorbaciov (ospite a Sanremo 1999: “La musica mi è sempre piaciuta, mi è arrivata da mia madre che amava le canzoni, e io, ripeto, canto molto meglio quando bevo un po'.”) ci fu l’escalation dei Ricchi e Poveri. “Il primo Paese in cui finimmo in classifica - raccontò Franco Gatti in un’intervista del 2007 al Corrierefu la Germania Est con ‘Sarà perché ti amo’. Da lì il successo si è propagato dalle repubbliche baltiche alla Crimea. Oggi teniamo circa 70 concerti all'anno, di cui metà sono feste private e l'altra manifestazioni pubbliche. Un esempio di quel che rappresentiamo è un locale di Pietroburgo dove ogni notte si celebra Capodanno: a mezzanotte parte l'inno nazionale e poi, subito dopo, ‘Mamma Maria’". Senza dimenticare che, nel 1986, la band avrebbe condotto il primo tour in Russia: 44 concerti, 780.000 spettatori, e il 21 novembre anche una comparsata in tv.

Mai terra rossa fu tanto fertile. Da quel momento, l’esportazione del made in Italy non si è più fermata, vista anche l’influenza dell’ex Unione Sovietica lasciata in eredità a paesi come Polonia, Ungheria, Ucraina, Romania e così via. Tant’è che “Italiano” rese celebre Toto Cutugno anche in Kazakistan (l’allora presidente Nursultan A'bis'uly Nazarbaev lo volle in concerto davanti a 84mila persone) e in Estonia. Il segreto? “Non c'è dubbio - spiegò Cutugno, sempre nel 2007 - che il mio successo sia legato anche alla indisponibilità di Adriano Celentano, che resta l'artista più venerato dell'ex impero sovietico. Io, che in qualche modo lo evoco in quanto autore e anche per ragioni timbriche, sono considerato una spanna sopra tutti i miei colleghi italiani”.

Come lui, Pupo, impegnato nell’Est anche come conduttore tv: “Sono arrivato più lontano di tutti - disse nel 2007 - a Ulan Bator, la capitale della Mongolia. Ci vado 15 volte all'anno e i miei dischi si trovano anche nei supermercati. In Tigikistan impazziscono per ‘Gelato al cioccolato’ e ‘Lo devo solo a te’ che la gente canta in coro durante i miei spettacoli”. E guai a disturbare i suoi tour all’estero, si potrebbe creare una rissa, com’è successo nel 2016 quando, a Kiev, per il "Pupo tour 2016 Ukraine & Moldova", due donne vennero alle mani a causa di una suoneria del cellulare troppo alta.

C’è anche spazio per i Matia Bazar. Nonostante i vari cambi di formazione, la band continua a macinare musica fuori l’Italia. All’inizio dell’anno, infatti, il gruppo è volato in Ucraina e in Russia per presentare i nuovi pezzi e rimettere su piazza vecchie perle di repertorio.

Storica figura della ‘fiera dell’Est’ è anche Al Bano, il cui ricongiungimento ufficiale con Romina Power non avvenne nel Sanremo 2015, ma due anni prima a Mosca. Di base, il cantautore italiano era molto apprezzato nella vecchia URSS, e non solo dal popolo. In tempi non sospetti, infatti, il pugliese cantò a Cortina per un magnate russo. Attenzione, non fu l’unico ad essere chiamato per eventi privati. Ricordiamo, di nuovo, i Ricchi e Poveri: un concerto per il vice di Putin, un compleanno per un ministro russo, una festa in un castello di Fiè sull'Alpe di Siusi per il compleanno di un magnate russo del petrolio (dove c’erano anche Mariah Carey, George Benson e Ricky Martin). "Certo ne vediamo di incredibili - confessò nel 2007 Giancarlo Golzi nei vecchi Matia Bazar: a Cap Ferrat o a Capri feste in ville faraoniche con decine di Mercedes, aerei privati, flotte di motoscafi, trattamento principesco e una gratifica se si canta ‘Happy Birthday’ al festeggiato"

Anche se sono passati diversi anni, la nostra musica continua a cavalcare l’onda del successo di quel vaso di Pandora scoperchiatosi negli anni Ottanta. Ad esempio, recentemente, Ermal Meta ha aperto il proprio tour nella sua Tirana, in Albania. Il messaggio è chiaro: il mercato discografico della musica italiana vive anche grazie l’Est Europa.

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