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Trap o non indie, questo è il dilemma

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Che la trap sia nata in risposta alla crisi d’identità di un rap spettacolarizzato e privato di un circuito underground, è fuori da ogni dubbio.

Ma come ha finito per entrare in contatto con l’indie? Quali sono le affinità e le divergenze fra il Compagno Calcutta e Ketama 126?

Nel settembre scorso Edoardo Vitale analizzava il fenomeno su Rolling Stone, proponendone un’interpretazione interessante. Vitale afferma che questo matrimonio stia avvenendo perché, pur essendo all’apparenza  diversissimi, in realtà la trap e l’indie sono fenomeni simili. Innanzitutto, per il loro tipo di narrazione:
Il messaggio che [l’indie] lancia, il racconto generazionale […] oggi sono gli stessi aspetti – decorati ulteriormente di aspetti caratteristici – che si ritrovano nei testi di Carl Brave o della Dark Polo Gang
E in secondo luogo, perché hanno un sostrato comune:
Oggi un quindicenne e un trentenne (potremmo spingerci fino ai quarantenni) ascoltano entrambi Tedua senza alcun disagio per l’abisso generazionale che c’è tra loro […] potremmo appellare questo alla crisi di due generazioni che si sono sovrapposte e che ora rischiano di condividere gli stessi problemi economici e sociali
Quello che sta avvenendo, secondo Vitale, è un vero passaggio di consegne: quello fra un’indie in piena “crisi d’identità” e una trap che si propone come nuova forza aggregativa. Le liriche della trap coinvolgono un po’ tutti e il suo pubblico è trasversale.

Secondo Luca Montesi di Deerwaves, invece, il connubio fra trap e indie non è mai avvenuto completamente. Almeno per quanto riguarda il loro pubblico:
Chi ascolta trap, ascolta di rado l’indie; chi ascolta per lo più indie, ancor meno ascolta trap […] ma la musica indie e quella trap possono trovare un punto d’incontro, e uno di questi punti lo hanno scovato intelligentemente Carl Brave x Franco126”.
Secondo questa lettura, la trap e l’indie continuerebbero ad essere due fenomeni separati, due rette parallele che non si incontreranno mai, a meno che non si tracci una retta perpendicolare a entrambe: Carl Brave x Franco 126.

Sul duo capitolino si interroga anche Enrico Piazza, che in un’intervista su Rockit ai due (t)rapper riflette:
È qualcosa che mancava […] Difficile stabilire se il risultato finale sia la dimostrazione di come il rap sia effettivamente diventato il nuovo pop o, al contrario, demolisca questa teoria spingendo piuttosto a credere che il pop sia il nuovo rap.

Personalmente, esercito il ragionevole dubbio. Il pastiche fra trap e indie è un fenomeno complesso e affonda le sue radici in territori extramusicali. Sì, l’indie è nel bel mezzo di una crisi mistica ma questo non significa che non sia vivo e vegeto. Anzi, credo che offrire un circuito live a un genere che non lo aveva sia l’esatto significato del termine indie.
Non è vero che i cantautori non fanno più numeri e che il pubblico si sente più rappresentato dalla trap. Più che altro è vero che vicissitudini pratiche ed economiche abbiano portato due scene a mescolarsi fra loro, generando risultati nuovi e strani.

Nell’esplosione della trap non c’è nessuna sconfitta dell’indie. Piuttosto c’è una vittoria. E il fatto che i trentenni ascoltino Ghali, non significa che se ne sentano rappresentati. Piuttosto si tratta di sana curiosità.
La trap non sta cambiando ancora niente. Pensare che si tratti della nuova musica che spazzerà via tutto equivarrebbe a fare lo stesso errore che ha portato il rap a diventare un genere più televisivo che musicale e a privarsi di una scena underground. E se proprio volessimo fare un confronto, parliamoci chiaro: i (t)rapper della crew 126 che hanno riscosso più successo sono Carl Brave x Franco 126 che, guardacaso, sono anche quelli più indie.

Quindi smettiamola di chiederci chi stia cambiando chi e limitiamoci ad osservare: ci troviamo di fronte ad una creatura inedita che ha le stesse probabilità di sopravvivere quanto quelle di svanire nel nulla. Alla fine è sempre una questione di soldi, e una volta arrivati quelli (e costituitosi un vero circuito trap), allora tanti saluti e “ognuno per le sue, ah ah”. Anche perché l’indie assomiglia di più a una teoria economica, piuttosto che a un genere musicale. E questa è la sua più grande virtù, insieme alla sua più grande debolezza.

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