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LA MUSICA ATTUALE

Machissenefrega di X Factor

La Tv, si sa, fagocita qualsiasi cosa gli capiti a tiro. Prendiamo X Factor. Uno show che ha iniziato mettendo la musica al centro di tutto e che oggi si è svuotato di ogni contenuto, trasformandosi in puro intrattenimento.

Perché è limpido: oggi la gente in X Factor non cerca più la musica. Il che di per sé è un bene: significa che anche i più ottimisti hanno capito che la promessa alla base del programma non ha fondamento.

Ma allora a cosa serve X Factor se la musica che ne esce non ha successo? Per intrattenere la gente, in fondo, ci sono diecimila altri modi che non marciare sui sogni di ragazzi adolescenti. Allora forse bisogna ampliare lo sguardo. Perché se all’apparenza la musica con X Factor non c’entra più niente, forse in sostanza c’entra ancora molto, anche se in maniera più subdola.

In un’intervista rilasciata a La Stampa a Maggio, Linus spiegava i motivi dell’interruzione della partnership fra Radio DeeJay e X Factor, dicendo che:
Era da qualche anno che la situazione si trascinava e non ero contento del nostro rapporto di collaborazione. È un programma bellissimo, se fossi un produttore televisivo, vorrei fare una cosa come quella. Un conto è il programma tv, un altro l’aspetto musicale, che purtroppo non va da nessuna parte e mostra gli anni che ha. Nel resto del mondo X Factor non esiste praticamente più, l’Italia sta tenendo in vita un moribondo. Non ricordo nemmeno chi ha vinto l’anno scorso o quello prima. Non è successo niente da Mengoni in poi, con l’eccezione di Francesca Michielin. Due che ce l’avrebbero fatta anche senza talent.

E fin qui, niente di nuovo. Il fatto che X Factor sia un programma che finge di parlare di musica ma in realtà parla di sé stesso è lapalissiano. Ma allora perché tenere in vita un carrozzone del genere? Per i soldi, certamente. Dunque veramente noi italiani siamo così stupidi da far macinare ascolti a un programma che ha palesemente perso i suoi presupposti fondativi? Caschiamo così facilmente nell’inganno?
Probabilmente, il problema è più complesso di così e si spiega sia nel poco interesse del nostro bel paese nei confronti della musica, sia nella nostra ancestrale passione nel vedere programmi tv a caso con gente famosa a caso. E forse è proprio questo il meccanismo fondamentale del programma.

A Settembre Paolo Talanca scriveva su ilfattoquotidiano.it:
Vero è che spesso X Factor sembra tutto tranne che un programma musicale e, come visto nel caso di Levante, c’è molta approssimazione linguistica e concettuale; così come forse c’è troppa generosità di standing ovation, aggettivi generosi, superlativi assoluti. È la spettacolarizzazione a cui il programma spesso è costretto a pagare dazio e ci vuole poco perché tutto questo diventi circolo vizioso”.

E ancora Simona Voglino Levy, descrivendo la seconda puntata delle audizioni di questa edizione, scriveva su Il Foglio:
Non che da una puntata di X Factor, gioiello prezioso di Sky Uno, ci si debba aspettare molto oltre alle performance di giudici e concorrenti […] la consueta sfilata alternata fra talenti e casi umani che poi, a dir la verità, sono quelli che - grazie alla cattiveria imbarazzata dei giudici, veri protagonisti del talentone - tengono in piedi le quasi due ore di trasmissione”.

La sensazione che la musica entri in X Factor soltanto attraverso l’ingente ritorno di immagine dei giudici/cantanti, e non tramite le note dei concorrenti è sempre più grande. E questo, fondamentalmente, non fa male a nessuno. X Factor non ha avuto e non avrà mai nessun effetto sul mondo musicale a nessuna latitudine. Lo dimostra il fatto che i talent hanno fatto la loro epoca e che siamo qui a parlarne. A questo punto della storia televisiva, continuare a imbastire qualsiasi polemica sugli effetti di X Factor sulla musica e bla bla bla, non solo non è necessario, ma è anche dannoso, perché significherebbe dare legittimità a qualcosa che non l’ha più da tempo.

Inveire contro X Factor equivale a sparare un caricatore contro un uomo già morto: è futile. Piuttosto, dovremmo limitarci a prenderlo per quello che è: la più grande campagna marketing di sempre per promuovere un disco o un semplice programma televisivo. Un programma che a ben vedere raccoglie tutte le passioni degli italiani: vedere casi umani che fanno cose, guardare la gente famosa che litiga e seguire la fiction che cuciono addosso ad ogni concorrente.

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