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Indie music e marketing globale

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Girando nella rete mi sono imbattuta in questo interessante articolo su Hypebot.com, web magazine di musica e tecnologia.

L'articolo trae spunto da un intervista rilasciata a Forbes da Eric Sheinkop, Amministratore Delegato di Music Dealers, società che si occupa di intermediazione tra la musica indie e i grandi marchi globali.

"Il mondo dell'advertising globale non ha come obiettivo solo quello di pubblicizzare un prodotto o un servizio, ma anche quello di creare una vera e propria connessione con il consumatore che va ben otre i 30 secondi dello spot".

Per farlo è necessario che il messaggio pubblicitario comunichi l'atteggiamento del brand e generi un reale valore per il consumatore.

Ecco il ruolo chiave della musica negli adv.

La musica veicola un'emozione, crea quella connessione che permette al brand di entrare nella vita quotidiana dei potenziali consumatori, infiltrandosi nei discorsi e nelle chiacchiere, soprattutto quando si tratta di scoprire musica "nuova". In questo scenario di comunicazione in cui la musica ha un peso notevole sul successo di una campagna perché i brand dovrebbero scegliere le band e gli artisti indie?

I motivi che emergono principalmente dall'intervista sono due: maggior spazio a flessibilità ed innovazione. Lavorando con artisti indipendenti si crea spazio per la collaborazione tra musica e marketing. Una star affermata del pop internazionale ha già il suo seguito ed il suo target di riferimento e ciò lascia meno posto per la creatività.

Esplorando il mondo della musica indie si accede ad un enorme quantitativo di potenziali talenti. In questo modo con lo stesso costo che l'azienda sosterrebbe per uno spot tradizionale con la presenza di un nome già noto, si possono produrre spettacoli dal vivo, contenuti digitali esclusivi, eventi pr, concerti in streaming e molte altre iniziative che hanno una valenza sia per la crescita dell'artista sia per la creazione di valore aggiunto per i consumatori del brand.
Alla luce di queste considerazioni ecco quanto hanno fatturato gli artisti indipendenti di Music Dealers a livello globale: 15 MILIONI DI DOLLARI !!!

Una cifra considerevole se si pensa ad un genere musicale che spesso ha difficoltà perfino ad avere accesso ai palchi... figuriamoci trarre dalla musica una reale fonte di reddito!

Questo è quello che accade alla musica indipendente americana, e in Italia? È possibile che un modello di marketing come quello proposto da Music Dealers possa mai approdare nel nostro paese?
Il mio punto di vista è forse un po' estremo. La domanda che continua a girarmi in testa è "cosa c'è di indipendente in un artista che lega il suo nome e la sua musica ad un marchio globale?"
La risposta che mi sono data è profondamente legata al valore che si dà al termine indie in Italia.
Il concetto di musica indipendente è visto nel nostro paese un po' come genere "contro il sistema", "distaccato dalla massa".

In realtà con indie music nel mondo si identificano artisti e addetti del settore che lavorano in modo professionale, individualmente o in team tra di loro, affinché il prodotto della loro arte possa essere apprezzato dal pubblico. Perché ciò avvenga questa musica deve essere diffusa e venduta ed il lavoro ed il tempo impiegato nella produzione deve essere giustamente remunerato.
Si torna quindi all'idea di MUSICA=LAVORO che in Italia è, a mio parere, ancora poco valorizzato.
Tornando alla domanda indie music e marchi globali? Io dico: PERCHÉ NO!

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